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Dreamed by Nysil | domenica, 06 aprile 2008 19:50 :: commenti
Categoria: japanzone - tradizioni

Feste più importanti

Le feste giapponesi sono caratterizzate dalla folta partecipazione popolare. Nei primi giorni dell'anno (shogatsu ) si susseguono molte usanze curiose. La preparazione al nuovo anno è laboriosa e attenta: prima della mezzanotte tutti i debiti devono essere saldati, la casa va pulita e si buttano le robe vecchie. Sul far del giorno si visitano i templi di ogni confessione: da Yasukuni, sacrario shintoista, ad Asakusa, tempio buddhista. Fuori delle case viene esposto il kadomatsu, composizione squisita e raffinata fatta di rami di pino, pruno e bambù, di buon augurio per l'anno nuovo. Le consuete attività quotidiane assumono un significato e una solennità particolari quando vengono fatte per la prima volta: il hatsumi, il primo carico di mercanzia, il kakizome, la prima lettera scritta, il hatsuyume, il primo sogno dell'anno.
Alcune famiglie osservano ancora l'usanza di mangiare in questi giorni il nanakusa, una minestra preparata con riso e sette erbe particolari, simboli di buon auspicio, mentre nella vita pubblica e di corte avvengono solenni celebrazioni: il Genshisai, il rito del nuovo anno celebrato dinanzi al santuario imperiale, lo shinnen-enkai, il primo banchetto di corte, il gokosho hajime, una serie di letture fatte alla presenza dell'imperatore dai più famosi studiosi del Paese.
La lunga serie delle feste giapponesi è appena cominciata e continuerà fino alla fine dell'anno: si calcolano infatti più di 500 feste e celebrazioni disseminate in tutto il Paese. Indicarne la data esatta è difficile: quando sul finire dell'Ottocento fu adottato il calendario occidentale, sembrò che l'intera compagine delle feste nipponiche, basata su di un calendario lunare, stesse per disgregarsi. Ma i Giapponesi vi posero prontamente rimedio sdoppiando la festa in due date, una secondo il calendario antico, l'altra sulla base di quello occidentale.
In febbraio si celebra il setsubun, che segna la fine dell'inverno secondo il vecchio calendario lunare.
A metà marzo circa, vi è un'importante festa buddhista: l'equinozio è, come in settembre, il fulcro di una serie di celebrazioni della durata di una settimana, annunciate dal suono a distesa delle campane dei templi.
Ad aprile segue la cosiddetta "danza dei ciliegi", generalmente condotta da graziose geisha che, con i delicati e nuovissimi kimono chiari di primavera e raffinate movenze, ricordano la fioritura più tradizionale del Giappone. Segue l'anniversario della nascita di Buddha, celebrato con particolare solennità nelle ricorrenze secolari. L'immagine del Buddha bambino viene esposta in ogni tempio e i fedeli che vanno a visitarla cospargono la statua di uno speciale tè da cerimonia (l'amacha) che poi raccolgono e conservano come antidoto contro malanni e insetti nocivi.
C'è poi la festa dei fiori che si tiene a Tokyo, nel parco di Hibiya, con grande concorso di folla e, alla fine di aprile, il grande festival di primavera a Yasukuni-jinja, il sacrario shintoista di Tokyo. Dura tre giorni e alle cerimonie religiose, celebrate al tempio dai solenni sacerdoti shintoisti vestiti di bianco con grandi mantelli acqua-marina, si unisce l'atmosfera popolare e allegra che non manca mai nelle celebrazioni shintoiste: bancarelle al di fuori del tempio, lungo i viali; venditori di pesciolini rossi, di tartarughe, di dolci e di frutta.
Nel mese di maggio cade l'anniversario della Costituzione del 1947. Questo genere di feste non possiede tuttavia in Giappone l'atmosfera e il concorso popolare di quelle più tradizionali come, per esempio, quella dei tango-no-sekku, la festa dei ragazzi, che ricorre il cinque maggio. Ogni famiglia appende, fuori dalla casa, su di un'alta asta di bambù, delle monumentali riproduzioni, in carta o stoffa, di pesci, quanti sono i maschietti di casa. Si tratta di carpe (koi) lunghe parecchi metri, dai colori vivacissimi, che si agitano allegramente al vento.
In giugno si svolge il Festival di Nikko, il cui evento principale è la processione detta "delle mille persone" (17 maggio), con un corteo formato da samurai, monaci, dignitari, tutti nei costumi severi e sontuosi dell'epoca Tokugawa.
Uno dei festival più popolari è senz'altro quello dedicato alla tessitrice celeste Tanabata, protettrice delle giovani donne e dei lavori domestici, durante il quale vengono appese fuori dalle porte decorazioni di bambù con attaccate striscioline di carta multicolore e poemetti in onore della tessitrice.
In luglio si celebra l'O-Bon, la festa dei morti, una delle espressioni più caratteristiche dello spirito religioso nipponico. Il Chugen , che significa "giorno a metà dell'anno", più che una cerimonia è una simpatica consuetudine molto diffusa e seguita in cui ci si scambiano regali e lettere di auguri.
Fra le feste locali che in luglio attirano più partecipanti da tutto il Giappone è il famosissimo Gion matsuri di Kyoto, di ispirazione shintoista, come pure un'altra cerimonia che si celebra in agosto, la "chiusura del Fuji". Questa si svolge in un tempietto vicino alla vetta e simboleggia l'avvicinarsi dell'inverno e della stagione della neve per la grande montagna.
I Giapponesi, appassionatissimi di fiori, organizzano per la festa dei crisantemi, che cade il nove di settembre, bellissime mostre di ikebana e visite ai giardini.
In autunno si svolge la celebrazione per l'anniversario della morte di Nichiren, uno dei personaggi più famosi della storia religiosa giapponese, il fondatore della setta buddhista omonima. Il culmine della festa si ha di notte, quando in una processione spontanea i visitatori del tempio di Hommon a Tokyo sfilano portando con sé i mando , le lanterne decorate e colorate.


Dreamed by Nysil | domenica, 06 aprile 2008 19:49 :: commenti
Categoria: japanzone - tradizioni

Matrimonio, rito funebre, ruolo sociale della donna

L'uomo medio, il Giapponese tipo, l'equivalente dei mister Smith inglesi, dei monsieur Dupont francesi o dei signor Rossi italiani, in Giappone è il signor Tanaka. Tanaka significa "campo di riso" e allude in modo chiaro alla provenienza contadina della famiglia. Impossibile dire quanti Tanaka ci siano in Giappone, ma dopo un mese di soggiorno si ha l'impressione che la metà degli abitanti si chiami così. Il signor Tanaka, prototipo di questo esame, è laureato a Waseda, una delle migliori università di Tokyo, appartiene alla medio-piccola borghesia (per usare un termine abbastanza congeniale in questo caso alla struttura della società giapponese) e il suo vero e proprio ingresso nella vita sociale, la sua maturità, li consegue con il matrimonio.
In Giappone la cerimonia nuziale è preceduta da uno scambio di doni: nei tempi antichi i due fidanzati si regalavano rotoli di stoffa, di seta per kimono, ventagli e sake. Ma i giovani oggi vi hanno sostituito una somma di denaro che lo sposo offre alla sposa. La cerimonia di solito avviene nella casa dello sposo.
La sposa, che per l'occasione indossa il tradizionale kimono, arriva seguita dai parenti. La cerimonia, se si svolge in casa, è semplicissima: consiste nel brindare per nove volte con piccole coppe di sake . Il matrimonio comporta la registrazione civile e, talvolta il cambiamento del nome della moglie. Il rito shintoista bello e complicato, serve solo a solennizzare l'avvenimento con una benedizione e un'invocazione di prosperità per la coppia.
Esiste, vicino a questa forma di matrimonio più comune, il naien, il matrimonio secondo la legge popolare. Anche il naien può essere benedetto e solennizzato da una cerimonia shintoista, ma ad esso manca la registrazione civile. All'esterno delle case, la morte è annunciata da enormi corone di fiori di carta, perlopiù bianche (un colore considerato triste tanto che è di cattivo gusto inviare fiori candidi a chi vive). Il funerale buddhista è il più diffuso; il sacerdote viene chiamato a leggere le scritture (Sutra) a fianco della salma, che viene poi deposta in una bara di piccole dimensioni. La moglie mette spesso vicino alla salma del suo caro una ciocca di capelli.
Dopo la morte, trascorre almeno un giorno prima che si celebri il rito funebre in un tempio o in una sala apposita: vi si recitano preghiere in cui l'ineluttabilità del karma buddhista viene mitigata dalla pietà e dalla speranza che il passaggio a un diverso mondo sia sereno.
Generalmente il corpo viene cremato e le ceneri poste sotto una semplice pietra rettangolare sulla quale si scrivono brani di testi sacri, una poesia o un ricordo. I cimiteri non hanno un'atmosfera funebre e risuonano di voci: bambini che giocano a rincorrersi, innamorati che passeggiano, vecchi che leggono il giornale.
Più rari sono i funerali shintoisti; la bara è lunga e i religiosi sono parati di bianco, con la testa coperta da una specie di alto berretto di garza inamidata. Vi è una festa dei morti che viene osservata in tutto il Giappone con enorme concorso di popolo: l'O-Bon, "la festa delle lanterne" in luglio. Gli alberi dei boschi intorno ai templi sono illuminati da migliaia di lanterne di carta (chochin), le bancarelle splendono di lumi nella notte; la gente invade chiacchierando il recinto dei templi, giunge dinanzi al sacrario e batte in letizia le mani per invocare la divinità. I bonzi esortano i fedeli alla meditazione e distribuiscono le lanternine dei morti: la cerimonia raggiunge il suo splendore nella notte. Mille, diecimila lanterne, a forma barchetta, con il nome del defunto scritto in begli ideogrammi, vengono affidate alle acque di un fiume o di un lago e scivolano portate via dalla corrente fino a spegnersi lontano. Nella maggior parte dei casi, la donna giapponese è l'amministratrice esclusiva delle entrate della famiglia. Non solo, essa rappresenta l'autorità più ascoltata nella scelta della moglie per il figlio e della carriera da far seguire ai suoi ragazzi.
Un tempo, nei due secoli dell'era Kamakura che la donna visse una condizione di semi-segregazione. È a questo periodo che risale l'istituzione della geisha.
Con questo nome, che significa "danzatrice" si designano in Giappone le donne incaricate di intrattenere frequentatori delle case da tè o, nell'alta società, gli ospiti di riguardo. Dall'età di dieci anni, la geisha intraprende un periodo di tirocinio che dovrà fare di lei una donna non solo bella e affascinante, ma di piaceve conversazione, di cultura raffinata, abile nel suonare il koto e nella danza. La geisha, insomma, rappresenta l'ideale di donna colta, raffinata e di fascino. Quando decide di abbandonare la professione, che può essere spinta molto al di là dell'età canonica, la geisha si sposa generalmente con person di elevata condizione sociale.
Oggi la figura della geisha va scomparendo e la condizione delle donne, dopo aver vissuto un processo di emancipazione, che le vede sempre più inserite nel mondo del lavoro e nella società, è sensibilmente cambiata.


Dreamed by Nysil | domenica, 06 aprile 2008 19:49 :: commenti
Categoria: japanzone - tradizioni

Cerimonia del thè

Il cha-no-yu (o cerimoniale per la preparazione del tè) rientra ancor oggi, insieme all'ikebana e al sumi-e (una sorta di acquerello con polvere di carbone), nel bagaglio formativo di una ragazza della buona società.
La cerimonia, canonizzata dal famoso prete zen Senno-Rikyu secondo regole ispirate a una rarefatta semplicità di gusto, comincia con la preparazione della stanza. Poi gli utensili per la cerimonia del tè, le tazze, i colini di bambù intrecciato, i cucchiai di legno chiaro vengono fatti passare fra gli ospiti. Un cucchiaio di polvere odorosa e verdissima di tè macinato viene messo nella tazza, l'ospite vi versa dell'acqua calda e mescola finché la bevanda diventa omogenea; quindi passa la tazza all'ospite di maggior importanza che la porta alla fronte e alle labbra, l'assaggia e passa al vicino la scodellina roteandola leggermente. Così la tazza continua il suo giro.


Dreamed by Nysil | domenica, 06 aprile 2008 19:49 :: commenti
Categoria: japanzone - tradizioni

Ordine e vita sociale

Un popolo può venir estraniato dallo scambio delle conquiste della scienza, per isolamento politico, per contingenze storiche: questoè accaduto al Giappone, rimasto escluso dai contatti con le altre nazioni per circa due secoli e mezzo (fino alla metà del XX secolo); lo stadio scientifico nel quale si trovava nel 1860 era paragonabile alla situazione europea all'inizio del Seicento. Questo Paese è oggi all'avanguardia dal punto di vista tecnico-scientifico e deve la sua modernità all'efficienza, la capacità assimilativa, la tenacia, lo spirito di osservazione e di curiosità del suo popolo, che, in pochi anni grazie è riuscito a colmare lo svantaggio che lo separava dall'Occidente
Pragmatici e irrazionali, pagani e profani, ma permeati dal senso del sacro, efficaci e moderni anche se legati ad antiche tradizioni, i Giapponesi riescono a coniugare durezza e violenza con profonda emotività. Tali cambiamenti di temperamento sono resi possibili dall'autodisciplina appresa con varie tecniche, tra le quali lo yoga, pratica molto utile per coniugare armoniosamente volontà ed azione.
È forse questa capacità di unificare ciò che per noi è difficilmente conciliabile che ha permesso loro di assorbire elementi e modalità di culture diverse dei quali si sono fatti portatori senza però mai identificarsi con esse.
Antico e moderno si compenetrano come occidentale ed indigeno. Ma bisogna ricordare che la modernizzazione fu atto di obbedienza ad un editto imperiale. I Giapponesi vogliono mantenere il meglio della cultura giapponese integrandola con le conquiste della civiltà occidentale.
Radicato nella loro cultura è il senso della caducità delle cose rappresentata simbolicamente dal fiore di ciliegio e concetto fondamentale è quello del ki, che esprime sia l'energia umana e cosmica, sia la visione del mondo come perfetta armonia derivante dall'ordine naturale e sociale. Ne consegue una grande fiducia nel rispetto delle regole e nella gerarchia che comincia all'interno della famiglia. La devozione filiale è fondamento dell'etica, ispirata alla solidarietà e alla fedeltà. Cardine della cultura giapponese è infatti il concetto di obbligo: on sono gli obblighi contratti passivamente, a cominciare da quelli verso il passato, la famiglia, la tradizione, che non si esauriscono mai; giri sono invece i debiti che si possono ripagare materialmente ed estinguere in tempi limitati e che vanno dalla gratitudine per una gentilezza al dovere di vendicarsi.


Dreamed by Nysil | domenica, 06 aprile 2008 19:48 :: commenti
Categoria: japanzone - tradizioni

L'artigianato

Nell'artigianato giapponese, il bambù occupa uno dei primi posti, e da ogni parte dell'Asia ogni anno legioni di giovani studenti vengono in Giappone per imparare a lavorarlo. Dal bambù si ricavano cestini e cappelli a largo cono, piatti larghi per la frutta, suole di sandali soffici e resistenti, ventagli rotondi, lampade e bacchette per il cibo. Quanto ad un'altra delle più famose forme di artigianato locale, la lacca (urushi ), i conoscitori sono senz'altro del parere che i Nipponici abbiano superato i loro maestri, i Cinesi. Dapprima le opere giapponesi non ebbero pregi così sbalorditivi, ma già nel XV secolo si sviluppò una scuola notevolissima finché nel Settecento fiorirono i grandi capolavori di quest'arte. Interessantissima per arditezza di linee e continua ricerca di novità è la produzione attuale, ispirata anch'essa, come l'antica, ai canoni classici del gusto nipponico. La lacca si ottiene con incisioni nella corteccia di un albero particolare: queste "iniezioni" sono fatte da operai specializzati che, verso aprile, arrivano nel Settentrione dove si trovano le foreste migliori. L'età dell'albero e la stagione dell'intaglio sono tutti elementi determinanti la qualità ed il tipo di lacca e, di conseguenza, l'uso che se ne farà. La lacca così ottenuta parte per le botteghe dei famosi artigiani di Kyoto, Nagoya, Kanazawa e Shizuoka, dove mani espertissime la stenderanno sui vari materiali. Di questi i più usati sono il kiri e il sugi (criptomeria), due qualità di legno legno utilizzati per mobili di pregio, oggetti d'arte e utensili domestici come piatti e tazze.
L'arte della porcellana fu introdotta in Giappone dalla Cina nel XIII secolo. La prima bottega di porcellana fu a Seto; ancor oggi si indicano con la parola setomono gli oggetti di porcellana. I centri principali della porcellana furono le province di Hizen, dove si fabbricava la varietà smaltata, conosciuta in Europa come "vecchio Giappone", Kaga, famosa per il tipo kutani, riccamente decorato in rosso e oro, Kyoto, celebre per le porcellane di tipo raku, adibite alla cerimonia del tè, e per le awata. Famosi sono anche i pezzi che si fabbricano a Bizen, a Banko, dove gli artisti si sbizzarriscono soprattutto nella forma fantasiosa data alle teiere, a Awajishima, nota per le sue porcellane gialle e verdi.
Anche l'artigianato del cosiddetto cloisonné, ossia l'arte dello smalto applicata ai metalli e specialmente al bronzo, fu introdotto dalla Cina, e nel primo periodo della sua importazione nell'arcipelago non arrivò mai ad uguagliare la finezza delle opere cinesi. Solo molto tardi, soprattutto a partire dal XIX secolo, l'artigianato del cloisonné cominciò a diffondersi in Giappone.
Altra produzione artigianale è quella del ventaglio, diffusissimo in Giappone. Le forme fondamentali del ventaglio giapponese sono due: rotondo e piatto, :l'uchiwa , pieghevole, l'ogi.Esiste poi una forma di artigianato, a mezza strada fra l'industria e l'arte, nella quale il Giappone è il primo Paese del mondo: la fabbricazione della seta. La qualità della seta giapponese spazia dalle specie più comuni e grezze a quelle più rare. L'esportazione non avviene soltanto sotto forma di filato grezzo: nel mondo è nota soprattutto la meravigliosa serie di tessuti giapponesi.
Le perle sono un'altra ricchezza del Giappone e soprattutto quelle coltivate, un'invenzione nipponica relativamente recente. La tecnica consiste nell'introdurre nella conchiglia perlifera un pezzetto di membrana di ostrica tagliata a pezzi da viva. Le conchiglie vengono poi messe in speciali cestini appesi sott'acqua in una baia tranquilla e coltivate per anni (dai tre ai sette secondo il valore della perla).
Un altro prodotto diffusissimo e tra i più tipici dell'artigianato giapponese sono i chochin , lampioncini di carta con intelaiatura di bambù: la fantasia dell'artigiano si esprime soprattutto nella decorazione. Gli andon sono invece lampade più complesse nelle quali il chochin entra come parte principale; i sostegni sono per lo più fatti di legno laccato, in rosso o nero, di forma molto lineare. Gli andon si trovano ora nelle case giapponesi sono stati adattati per la luce elettrica e costituiscono una combinazione di eleganza e praticità.


Dreamed by Nysil | domenica, 06 aprile 2008 19:48 :: commenti
Categoria: japanzone - tradizioni

La casa, espressione di razionalità ed eleganza

La casa tradizionale giapponese è uno degli elementi più rappresentativi di questo popolo. La costruzione di una casa possedeva anticamente caratteri religiosi e, d'altra parte, è ben noto come templi shintoisti e abitazioni giapponesi abbiano avuto originariamente strutture simili. Una casa della media borghesia è generalmente una villetta a un piano, in un giardino talvolta piccolissimo, ma sempre curato (bambù, azalee, ortensie, un pino, un pruno) e con uno steccato che la nasconde quasi completamente. Il Giapponese, in genere ospitalissimo, difende tenacemente la propria intimità, messa del resto a dura prova dalla sottigliezza delle pareti e dalla grande vicinanza delle altre abitazioni.
I Giapponesi non trovano ancor oggi nulla di più gradito, dopo una giornata di lavoro, che mettersi in kimono e sedersi su un pulito e soffice tatami. Il tatami è una struttura di legno imbottita ricoperta di paglia di riso. Entrando in una casa giapponese, il cui ingresso è chiuso d a una semplice porta di legno piuttosto sottile, si trovano allineate alcune paia di pantofole che servono appunto per camminare nei corridoi e si abbandonano alla soglia della stanza, perché il pavimento dev'essere mantenuto pulito per la notte, quando si stenderanno su di esso i materassini (futon ) per dormire. Anche i Giapponesi che hanno optato per una casa con il pavimento all'occidentale conservano la civilissima abitudine di non portare in casa le stesse calzature che servono per uscire e camminare nelle strade.
Le stanze sono spesso divise fra loro dai cosiddetti fusama , porte scorrevoli di carta disegnata, che si possono togliere ottenendo così camere più spaziose. Altro elemento caratteristico sono gli shoji , porte-finestre dalla leggerissima intelaiatura di legno e carta di riso.
Il tokonoma , la caratteristica più intima della casa, è invece una nicchia, nella stanza più bella e più grande della dimora nella quale si appende il kakemono, un rotolo dipinto o scritto, quasi sempre di gusto raffinato e, spesso, di notevole valore artistico. Rappresenta la decorazione della casa, insieme all'ikebana . Questo termine è usato per indicare un genere d'arte che nasce dal culto della disposizione di fiori, rami, foglie. Ikebana letteralmente significa "fiori viventi", ove sotto il termine fiore si intende tutto ciò che si riferisce al mondo vegetale. Il Giapponese si sforza di riprodurre il ciclo di crescita di una pianta: dalla gemmazione alla maturità, talvolta fino all'inaridimento. Le imperfezioni di un giunco, di una foglia, di un ramo contorto e nodoso, o la caduta delle foglie in autunno possono essere il tema di una composizione floreale. Il vario uso del materiale vegetale diversifica le interpretazioni infondendo ad esse un significato spirituale; inoltre, l'abilità nel combinare i materiali floreali, che crescono stagionalmente, ripropone la suggestione dell'habitat, ricreandola con perfetta illusione.
La casa tradizionale giapponese ha pochi mobili (gli armadi sono a muro chiusi da porte scorrevoli, le sedie vengono sostituite da cuscini, i tavoli sono piccoli e bassi, laccati o di legno di sandalo e ciliegio). La casa si trasforma alla sera: si tolgono i tavoli e sul tatami si stendono, per il riposo notturno, i futon , materassini leggeri ricoperti da un tipico cotone dal disegno quasi scozzese. Questa estrema semplicità permette anche a chi possiede una casa di modeste proporzioni di ospitare amici giunti improvvisamente o attardatisi dopo la cena.
Ma la stanza più bella della casa giapponese è quella da bagno: vasta e tutta piastrellata, ha nel centro una vasca di proporzioni piuttosto ampie. Tutt'intorno corre un canaletto con aperture da dove l'acqua che trabocca può scorrere. Nel bagno si entra a riposare, chiacchierare e, qualche volta, a giocare a dadi, a scaldarsi d'inverno e liberarsi dal torpore dell'umidità e del calore estivo.
Il bagno giornaliero è un'abitudine diffusissima fra la popolazione: con una piccolissima spesa si può avere ovunque in Giappone un bagno caldo e rilassante in uno degli stabilimenti presenti anche nel più piccolo centro urbano. Alla sera, dopo e prima della consumazione della cena, per le vie dei sobborghi si vedono in fila famiglie che si incamminano verso i bagni pubblici: dormire senza aver fatto prima un bagno è inconcepibile per i Giapponesi.

Scheda sulla casa tradizionale giapponese


Dreamed by Nysil | domenica, 06 aprile 2008 19:47 :: commenti
Categoria: japanzone - tradizioni

Yen

E' la moneta del Giappone. Il suo simbolo è "¥". 1€ vale circa 140¥.

Metto alcune foto delle monete e delle banconote. Se avete altre immagini di banconote e monete, ci farebbe molto piacere se le inviaste.

 

 

 

 


Dreamed by Nysil | domenica, 06 aprile 2008 19:47 :: commenti
Categoria: japanzone - tradizioni